Di me non si può dire che sia un grande intenditore d’arte pittorica.
Nonostante i miei studi e i miei titoli, tutt’altro che estranei all’argomento, riconosco che esprimere una critica, nel senso di commento, di un opera pittorica, specialmente se moderna o contemporanea, non è quello che si potrebbe definire il mio settore di competenza.
Per questo ammiro molto chi riesce a descrivere, a rendere, a trasmettere emozioni, raccontando un dipinto e il suo autore. Ovviamente usando una terminologia adeguata.
Mi imbatto in questo artista, Fabio Morini (questo sito documenta parte della sua opera), che devo dire a me non dispiace affatto come pittore.
Quindi leggo in basso nello stesso sito quel “dice di lui L. Prada”… e vado a cercare il testo integrale della critica, che trovate qui.
“… Inseguito da scie di lontani lucori, il quadro lievita, si aderge, si trasforma in un’equivalenza di rigori conclusi, definitivi, e addirittura aristocratici. La realtà di un artista è ondivaga, formicolante, inafferrabile: egli convive in intimità segrete col mistero. Ma sorprende, di Morini, questa capacità dominata di far cagliare la forma senza sbavature, senza compiacimenti, e senza uscite di registro, pur nell’intensificazione dell’urgenza espressiva. … Tiene in mano una misura di mondo.”
Ripeto: non capisco molto di pittura, e ancor meno di critica. E il fatto di non conoscere e di non essere riuscito a trovare traccia di quel tal “L. Prada”, non fa di lui un illustre sconosciuto ma fa di me un somarone ignorante.
Infatti non ci ho capito una beata mazza!
Ovviamente è solo un estratto dell’intervento, quello meno comprensibile, almeno dal mio punto di vista, e strumentale al post, quindi, diciamo, evidenziato con un po’ di malizia, ma il concetto non cambia.
Ho cercato il significato di diverse parole per capire il senso dell’esposizione, riuscendo a venirne a capo solo in parte. La “capacità dominata di far cagliare la forma senza sbavature, senza compiacimenti, e senza uscite di registro”, mi ha fatto impazzire, perché, tra l’altro, non riesco a togliermi dalla testa l’idea del caglio associata alla coagulazione del latte che, riferita ad un dipinto, mi fa rabbrividire! Non dimentichiamo che poco prima “il quadro lievita, si aderge, si trasforma in un’equivalenza di rigori conclusi, definitivi, e addirittura aristocratici.”
Allora mi sono detto che era necessario farne un post: troppo stimolante!
Poi mi sono ricordato di un articolo che ho scritto nel 2009 e ho riproposto sul mio blog nel febbraio del 2011, di cui trascrivo una piccola parte :
“… E’ appena il caso di accennare, in questo ansetico contesto, al corruscare di luci dell’intelletto che si aspergono spesso di effluvi sordàgoli nati e sviluppatisi all’interno e per effetto di uno scisma molecolare reattivo alla soluzione frentogantarea della composizione. Tutti coloro che si sono prodotti nell’analisi padralustico-defemantica della catertica diomistica saltùra, si sono trovati a fare i conti con migliaia di xilobertonici tartoliani inàstoti e quindi anterionantici per la mente e per il corpo.“
E mi sono reso conto che, con un po’ di esercizio, anche io potrei fare il critico di qualcosa.
Solo che il mio post non aveva nessun significato!
Ma io sono ignorante.



Mi sono fatta due sane risate…forse anche di più. Del commento pure io non ci ho capito un tubo. Certi critici sembra che si beino solo del suono delle loro parole, anche se assemblate senza alcun senso logico. Del resto pure io sono un’esimia ignorantona, e per quel che concerne l’arte vado “a naso”, ossia ritengo bello solo quello che mi piace…Lo so, l’ho espresso in termini piuttosto semplicistici, ma del resto non sono una critica!!!
Salutone e grande abbraccio
Loredana
E meno male!
L’arte deve dare piacere, a prescindere da tutto il resto. Non importa chi dica cosa a proposito di un dipinto (quello serve solo a rendere famoso il pittore), importa se il guardarlo ti emoziona. E questa è l’unica critica che conta. Non è una buona critica che fa un’opera piacevole, anche perché molto spesso i pareri sono prezzolati. Quindi il tuo “semplicistico” metodo di valutazione, che è anche il mio, ritengo sia il più valido. E lo affermo “senza compiacimenti, e senza uscite di registro”, ma “in un’equivalenza di rigori conclusi”. E scusa se è poco!
Grazie Loredana!
Due abbracci!